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La storia

Castello dell’Acqua territorio prevalentemente boscoso adagiato sulle pendici orobiche della Valtellina di mezzo, raggiunge l’autonomia istituzionale solo nel XIX secolo, il 10 Gennaio 1858, avendo condiviso fino ad allora le vicende storiche della vicina comunità di Chiuro di cui era parte integrante.
Nel 1239, con un documento a rogito Viviano Giudice di Carate notaio, i fratelli Gabardo e Corrado Venosta Match si assegnano i feudi di Artuico Egenone. In questo periodo, nell’area che si estende da Ponte-Chiuro ad Albosaggia-Faedo primeggiava la famiglia dei Quadrio, in Castello domina la famiglia Dell’Acqua, da cui la denominazione tutt’ora esistente di Castello dell’Acqua.

I Quadrio erano allora capeggiati da un certo Princivalle cui era riconosciuta la supremazia territoriale. Lo storico F. S. Quadrio afferma che i Dell’Acqua fiorirono in Valtellina già dal XI secolo cioè intorno al 1000 circa. Nel XII secolo l’Italia si trova ideologicamente divisa in due fazioni: i Guelfi, sostenitori del Papa e i Ghibellini dell’Imperatore.
I Dell’Acqua si inseriscono in questo contesto come fedeli sostenitori dei Ghibellini e partecipano alle lotte contro i Guelfi in stretta collaborazione con i Quadrio allora capitanati da Pietro.

XIII e XIV secolo

Durante le battaglie per il governo della Valtellina, i Dell’Acqua con i Capitanei di Milano ed i Quadrio battono i Vittani nel 1292.
Ne conseguì così, nel 1294, il ritorno della città di Como nelle mani dei Rusconi. Il citato Pietro Quadrio è podestà di Ponte nel 1292 quando compare come arbitro in una disputa tra le famiglie Bruga e Giudici di Chiuro.
Nel 1370 le comunità di Castello, Chiuro, Ponte, Sazzo, Boffetto, Albosaggia ed altre, tutte ghibelline e guidate dai soliti Quadrio, si dimostrarono fedeli al Duca Galeazzo Sforza, quando Tebaldo de Capitanei di Sondrio, provocato dal vescovo di Como, gli si sollevò contro.
Risulta beneficiale della chiesa di S. Michele a Castello, nel 1381 il prete Abondiollo appartenente alla famiglia “Del Tamo” proveniente da Nesso sul lago di Como ed installatasi in Chiuro.

XV secolo

La famiglia dei Quadrio di Ponte e Chiuro probabilmente fu proprietaria, temporaneamente, anche dei castelli dei De Laqua, D’Ambria, di Sazzo, di Albosaggia e forse di Caiolo.
Nel 1408, il vescovo di Como Scaramuccia Trivulzio, investì i Quadrio di Chiuro, detti “Della Rugia”, “della nona parte delle decime di qua e di là dell’Adda (dalla contrada Pajosa) per il fitto annuo di 7 soldi e i denaro”.
Quando nel 1431, combattenti Veneziani al comando di Giorgio Cornaro entrarono in Valtellina per combattere i Visconti, il ghibellino Stefano Quadrio raccolse un buon numero di milizie nei luoghi da lui influenzati e tra le terre che si estendono al di là dell’Adda dal Ponte di S. Giacomo a Morbegno e marciò contro gli invasori.
I Veneziani, come storicamente noto, furono sconfitti a Delebio nel 1432.

Per questa ghibellina vittoria, il Duca concede ai Ponteschi e agli abitanti della loro giurisdizione, quali erano quelli di Chiuro e Castello, l’esenzione di £. 100 imperiali che dovevano versare alla Camera Ducale.
Tale privilegio venne confermato successivamente nel 1476, il 23 agosto, da Galeazzo Maria e fu ulteriormente incrementato portandolo a £. 200 imperiali che in quel tempo equivalevano al censo annuo spettante a Ponte.

All’inizio del 1400 si verifica la separazione ecclesiastica di Castello da Chiuro.
Nel 1427, infatti, la chiesa di S. Michele al Castello fu eretta in Parrocchia.
Nella casa parrocchiale, sita a lato della chiesa, v’era una scritta nell’atrio che ricordava l’evento:

"Ecclesia S.Michaelis castriaque separata fuit ab ecclesia parochiali S.S. Apostolorum Jacobi et Andrea clurii
et in parochialem et rectoralem erecta anno 1427, 20 septembris".

Nonostante ciò, fonti documentarie, testimoniano come gli abitanti di Castello dovettero ancora sostenere e difendere, nel cinquecento, il diritto ad una scelta autonoma del curato.

La cappella dedicata a S. Michele si ergeva a ridosso del castello “De Aqua”.
Ancora oggi esiste il cunicolo, ora non più percorribile, che collegava la chiesa con il Castello; si notava l’imbocco, prima che venisse murato per questioni di sicurezza, sul lato ovest della parrocchiale all’ inizio della gradinata che porta all’ingresso laterale del presbiterio.

Nel succitato castello, nel 1470, risiedeva ancora un certo Balsarino De Laqua.
Con l’arbitrato del commissario ducale, del 1444, Melchiorre Gadardi di Pavia, si procede alla divisione dei beni comunali tra Chiuro e Ponte con la definizione dei relativi termini.
Da questa data ha inizio il lungo contenzioso, per la proprietà dell’Alpe S. Stefano, tra Castello e Arigna, conclusasi a favore di Castello solo all’inizio degli anni 50 di questo secolo. Entro i confini territoriali della comunità di Chiuro viene compresa anche la detta sponda del Castello, che del resto ne dipendeva già amministrativamente.
Quello che si può considerare l’inizio degli ordinamenti amministrativi del Comune cominciò e delinearsi intorno al XV secolo con l’istituzione delle quadre che sì costituirono a seguito dell’associarsi di gruppi di famiglie aventi interessi omogenei da difendere.

In Chiuro emergeva la quadra dei Nobili: riuniva le famiglie del ramo di Stefano Quadrio. Seguiva la quadra dei Vicini cioè delle famiglie plebee.
Successivamente si manifestò la necessità di costituire una quadra che differenziasse coloro che avevano più alto censo da quelli che avevano più antiche origini.
Venne così costituita la quadra dei Nobili Antichi. La zona di Castionetto costitì una quadra a sè stante.
La sponda del Castello invece si organizzò in due quadre: quella degli Scalvini e quella di Pontignano, rispettivamente in sponda orografica sinistra e destra della Val Piccola.
Ecco perchè ancora oggi si usano i termini “de la ìnt de la val” e “de la fò de la val”.

Ogni quadra esprimeva la propria rappresentanza attraverso consiglieri eletti all’interno della stessa.
Questi, per prendere decisioni di interesse comune, si radunavano sul sagrato della chiesa di Chiuro, dedicata a S. Andrea, al suono delle campane.
Diversamente sul sagrato della chiesa di S. Michele per la sponda del Castello.
Al governo del Comune c’era il Podestà, in seguito detto Sindaco e poi Decano, scelto nella quadra dei Nobili.
Il tentativo di opposizione, sostenuto dal comandante sforzesco Zenone Groppello nel 1487, alla prima calata dei Grigioni in Valtellina avvenuta l’anno prima, ebbe come basi logistiche le fortificazioni di Chiuro e la torre di Castionetto.

Molto probabilmente svolsero un importante ruolo anche le opere militari della sponda del Castello costituite dall’omonimo castello dei Dell’Acqua, dalla Torre di guardia sita in contrada Curtini (di cui esiste tutt’ora la struttura che è adibita a fienile), e da vari altri edifici di tipo fortificato sparsi tra le contrade della sponda come a contrada Nesina ed in Località Le Piatte.

XVI secolo

I Francesi giunsero in Valtellina nel ‘500 in virtù del fatto che il ducato di Milano passò dalle mani di Ludovico il Moro a quelle di Luigi XII re di Francia.
Questi furono inizialmente accolti come liberatori nella speranza che si attenuasse la morsa fiscale dello stato milanese.
Ciò non fu. Anzi, si aggravarono i disagi quotidiani con l’esplosione di violenze, rapine e saccheggi.
In questo contesto, le condizioni di Castello e Chiuro, di sicuro non potevano essere definite buone: necessitava soprattutto reperire denaro, come sempre del resto, per far fronte alle richieste delle truppe occupanti oltre che ai bisogni locali di normale amministrazione.

Fu così che nel 1504, l’allora Decano della Comunità di Chiuro Bartolomeo de Comino di Tizzone, convocò, nella chiesa di 5. Marta in Gera, i 212 capifamiglia delle quadre. L’assemblea deliberò di aggiornare l’estimo e indicò norme precise per la tassazione. Venne introdotta, inoltre, la regola secondo cui le persone abili al lavoro erano obbligate a prestare, su richiesta, mano d’opera attrezzi e bestie da traino per la manutenzione e la riparazione delle opere d’interesse comunitario (strade, ponti, roggie, mulattiere, boschi, ecc..).
Nel 1512 si attua l’occupazione stabile da parte dei Grigioni, della Valtellina, approfittando della sconfitta dei Francesi ad opera dell’esercito della Lega Santa di papa Giulio II.
I sempre emergenti Quadrio furono tra coloro che seppero guadagnarsi presto le simpatie degli invasori Grigioni assecondandoli nel loro agire diplomatico alla ricerca del consenso. Riveste particolare importanza per Castello dell’Acqua la data del 1536 in quanto le due quadre, Scalvini e Pontignano, cercano di separarsi dalle altre per costituirsi in una unica comunità autonoma.

Il tentativo però fallisce e alla popolazione del Castello viene inflitta una multa di 200 ducati d’oro e l’accettazione di accordi scritti e giurati al fine di salvaguardare l’unità comunale esistente.
Il ‘500 trascorse comunque senza eccessivi sussulti, nonostante il dominio grigione, e la vita sociale della comunità si svolse con tranquilla dedizione alle attività economico-commerciali di tipo prevalentemente agricolo-artigianale.

XVII secolo

I rapporti interdipendenti tra dominati e dominanti iniziarono però a incrinarsi all’inizio del ‘600.
Ad aggravare la situazione contribuì non poco la polemica religiosa tra Protestanti e Cattolici, che degenerò al punto tale da assumere apertamente significati politici. La Valtellina entrò così in una cerchia di interessi militari strategici, addirittura europei, diventandone oggetto di contesa.
É in siffatto nuovo contesto politico che trova ragione il “Sacro Macello”del luglio 1620.
Nella fase istruttoria della rivolta, un Franchino Dell’Acqua, fa parte della delegazione inviata presso il Robustelli per conoscere quali intenzioni avesse circa i Protestanti. È di questo secolo, il ‘600, l'abbattersi impietoso del flagello della peste che sterminerà le popolazioni lombarde.
Chiuro e l’intera sua comunità ne fu particolarmente vittima. A questa vanno aggiunte le continue scorrerie degli eserciti che si susseguirono in Valle.
Nonostante tutte le epidemie, invasioni, razzie, carestie, i sentimenti di fraternità, solidarietà e di rispetto vengono rafforzati dalla stessa durezza degli eventi. Non è dunque sorprendente se nel 1600 la chiesa di S. Michele di Castello viene riedificata.

Contestualmente iniziano a prendere corpo anche le chiese di S. Francesco a Luviera e di S. Antonio a Tizzone nonchè l’idea di quelle di S. Giovanni e di S. Giuseppe al Cortivo la cui vera fase edificatoria avverrà in tempi abbastanza differenziati e diversi anche perchè, probabilmente, pesarono, nel processo decisionale e nel reperimento delle risorse, i molti aspetti campanilistici locali e le traversie che la Valtellina tutta stava vivendo.
Anche la religiosità dunque, messa a dura prova dagli eventi, esce con rinnovata vigoria ed incisività e dotata di una nuova determinazione.
Intorno al 1670 un certo Dell’Acqua, parroco di Castione di sotto, viene inviato a Poschiavo e succede a Paolo Beccaria nel governo di quella Chiesa.
Questo, dice lo storico F. S. Quadrio, era di antichissima famiglia già proprietaria del Castello De Laqua e zio del podestà di Traona Francesco Dell’Acqua. Lasciò numerose minute dei suoi ragionamenti, e fece rispettare agli eretici la Chiesa Cattolica.
Nel 1664 la Chiesa di Chiuro assume i con-notati di Prevostura ed ottiene alle sue dipendenze la Chiesa di Castello e di Castionetto; termina così la sudditanza “ab antiquo” alla Chiesa arcipretale di Tresivio.
Il XVIII secolo fu abbastanza tranquillo, anche se la dominazione grigiona cominciava a farsi opprimente.

XVIII secolo

Nel 1791 vennero raccolte in sessantasette capitoli le ordinanze comunali ed il comune di Chiuro ebbe confermati i suoi Statuti dal governatore di Valtellina Gian Antonio de Montalta.

Gli Austriaci subentrarono agli Spagnoli nel 1714.
Quando Napoleone scese vittorioso in Lombardia e dichiarò decaduto il dominio grigione (19/6/1797), anche a Chiuro fu drizzato il simbolico albero della libertà. Era il 22/ 6/ 1797.
L’ottocento trascorre senza scossoni appena sfiorato dagli avvenimenti lombardi del ‘48 ed europei del Congresso di Vienna a cui parteciparono grandi Valtellinesi come il Paribelli. Nel 1856 viene ricostruito il ponte sull’Adda al Baghetto.
Si continuava comunque a cogliere ogni occasione propizia per ottenere, da parte dei Castellani, l’autonomia da Chiuro, cosa che si concretizzò nel 1858 con dolorosa sorpresa di Chiuro e Castione, come affermò il Donco. Da allora è tutta storia di vita autonoma.

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